Assistenza anziani professionale

Assistenza anziani professionale

Assistenza anziani professionale e dedicata per garantire la serenità della tua famiglia


Scegli il supporto completo che meriti per il tuo caro anziano o disabile

Se stai cercando un servizio di assistenza anziani professionale e dedicato, sei nel posto giusto. Le nostri badanti di assistenza anziani sono qui per garantire la serenità della tua famiglia e la cura personalizzata del tuo caro anziano o disabile.

Sappiamo che affidare la cura di una persona cara a qualcun altro può essere difficile e stressante. Ma con noi puoi dormire sonni tranquilli sapendo che il tuo caro è in buone mani.

 

Sono qualificate le badanti?

Le nostri badanti sono altamente qualificate, hanno esperienza nell’assistenza agli anziani e ai disabili, ed sono pronte a fornire il supporto e l’assistenza completa di cui il tuo caro ha bisogno.

Ogni persona anziana o disabile ha esigenze e necessità diverse, ed è per questo che la nostre badanti di assistenza anziani si prendono il tempo di comprendere le esigenze specifiche del tuo caro. Dalla cura alla persona alla cura domestica, dalla compagnia e al sostegno emotivo, alla coordinazione con la famiglia, la nostra badante di assistenza anziani fornisce un servizio completo e personalizzato.

Assistenza domiciliare Alzheimer. Mio papà…ho commesso un errore.

Assistenza domiciliare Alzheimer. Mio papà…ho commesso un errore.


Riceviamo un commento da un nostro Cliente e volentieri lo pubblichiamo (con tutti nomi di fantasia ovviamente) affinché possa essere di aiuto e conforto a molti di voi. Vedete, non siete gli unici ad aver commesso errori in questo campo di Assistenza Domiciliare.

 

Ho commesso un errore, confesso.

Mi chiamo Mario ho 56 anni e vivo a … Mio padre ora ne ha 92. Sta bene per la sua età, dicono i medici. Che poi, detto tra noi, significa che non sta bene per niente.

Prende 200 pillole ogni santo giorno, non controlla sempre i suoi stimoli, si scorda le cose (no, non è ancora Alzheimer ma poco ci manca e se le scorda lo stesso), mangia poco dorme meno, soffre un po’ d’asma e mi chiama dieci volte al giorno, Anzi mi chiamava dieci volte al giorno, ma questa è un’altra storia.

Cinque anni fa ho deciso, sì ho deciso io, che dovevo dargli un’assistenza domiciliare.

Gestisco una piccola impresa di ristrutturazioni (siamo in quattro mica 100 e io lavoro come gli altri. Insomma non sono ricco ecco). Assumo persone spesso però. Nel mio lavoro vanno e vengono. I miei fratelli e le mie sorelle trovavano naturale che alla badante ci pensassi io. Che ci vuole penso anche io.

E viene Irina. Sembra un secolo ma sono solo cinque anni fa. A me dà l’impressione di essere competente e onesta. Mio padre non ne vuole sapere. Va ancora in bici e cucina meglio di me. Ma il medico mi dice che già si vedono i primi sintomi della “degenerazione cognitiva”. Chissà che vuol dire penso ma non mi piace. Insomma meglio cominciare subito con l’assistenza così si abitua, prima di perdere il contatto con la realtà E così faccio. Mio padre non mi parla per un mese.

Poi Irina scappa via. Dice che papà l’ha toccata e se non ci denuncia è perché io sono una brava persona. Non le credo. Papà è mortificato e spergiura che non è vero. Siamo da capo a dodici senza assistenza e con mio padre sempre più ostile.

Chiedo in giro. Alla fine mi aiuta il mio medico.

Dice di conoscere una che più di una volta ha risolto il problema ai suoi pazienti. La chiamo, sembra gentile. Mi mette in contatto con Cristina, sua cugina. O meglio dice a me che è sua cugina. Scoprirò che non si conoscono e che si è fatta dare dei soldi. Ma lo scoprirò tardi. Cristina è pure una brava donna e una badante in gamba. Ha una situazione familiare complessa. Io mi affeziono anche ai suoi problemi. Diventa quasi una di famiglia. Spesso, quando vado a trovare papà, parliamo di lei, dei suoi figli. Mi fa piacere aiutarla.

Arriva il giorno in cui mi chiede in prestito dei soldi.

Sono perplesso ma glieli do lo stesso. A scanso di equivoci me li ridarà tutti fino all’ultimo centesimo.

Con calma ma me li ridarà. Solo che, dopo qualche mese, mi rendo conto che mio padre è il terzo, forse il quarto dei suoi pensieri dopo i debiti, suo figlio e quell’ubriacone di suo marito (sono parole sue, non mie). Non so cosa fare. Mi sembra un’amica e di trattarla male o di rimproverarla quando (raramente sia ben chiaro) trascura qualcosa proprio non mi viene. È con sollievo che accetto il fatto che se ne vada via.

Anche se quasi da un giorno all’altro, anche se non ha ancora estinto del tutto il suo debito (lo farà come detto. È una donna sana e onesta Cristina e le voglio ancora un po’ di bene).

Ma io sono ancora senza badante e sono passati due anni e papà non può stare da solo.

Cristina, dalla Romania, mi manda oltre ai soldi una sua conoscente, Mariana. Mariana dura da noi meno di un anno. Papà è peggiorato ed è diventato anche un po’ pesante. Non ho fatto l’errore già commesso con Cristina e non mi sono mostrato amichevole. Mariana, a Natale quando ha deciso di tornare al suo Paese, me lo ha pure rinfacciato. Erano passati poco più di otto mesi. Ho barattato con lei qualche giorno in più fino alla metà di gennaio in cambio di un piccolo regalino in denaro.

E siamo alla quarta badante. Mio padre mi tempesta di telefonate. Non vuole più saperne di stare solo. Arriva Amita lei è indiana, hai visto mai. Un’altra filosofia di vita; un diverso approccio alle cose del mondo. Ecco, appunto. Troppo diverso. Dopo due mesi siamo ai ferri corti.

Mi fermo e rifletto. Dov’è che ho sbagliato?

I contratti me li ha fatti il CAF come le buste paga. Ho sempre pagato regolarmente. Sono una persona per bene. La mia famiglia ha sempre trattato con rispetto queste povere donne che si sacrificano per i nostri genitori. Delinquenti non ne ho preso perché un po’ mi intendo di persone: ma allora dove ho sbagliato?

Alla fine mi sono rivolto a loro di Assistere qui a …

Sono una cooperativa di assistenza domiciliare agli anziani. È il loro lavoro. A conti fatti spendevo prima come ora, qualche euro in più. Hanno voluto conoscere prima me, poi papà e la casa e la famiglia. Ma che è dicevo io? Poi ho capito. Hanno scelto Mihaela.

Dopo un mese non ha retto alla guerra che papà le ha condotto, senza tregua. Senza drammi, hanno cercato di capire cosa ci fosse che non andava. Mihaela è ora ad assistere una signora di 80 anni affetta da morbo di Alzheimer. È lì da oltre un anno e mezzo. Si sono trovate. Mi fa piacere.

Da papà è arrivato Sebastian, un uomo.

Era la scelta migliore ma io non ci avevo mai pensato anzi ero stato proprio io a chiedere che fosse una donna ad accudire mio padre. Ora è da quasi tre anni che vive anzi, lavora da noi.

Eccolo lì l’errore più grande: quello di badante è un lavoro, non una missione. Queste donne, questi uomini lavorano per noi, per i nostri genitori e come tali vanno rispettati. Diventare loro amici è bello ma non fa bene all’assistenza se si è anche datori di lavoro.

Se sono persone per bene (e in questo io ringrazio sempre Iddio e… Anche la cooperativa va, perché io ho incontrato sulla mia strada solo persone per bene. Non è sempre così, fidatevi) saranno capaci non solo di accudire i nostri cari con professionalità ma anche con amore. Se riceveranno rispetto daranno rispetto. Ma non si può confondere lavoro e amicizia: è una cosa difficilissima da fare in tutti i campi ma in questo ancora di più.

Ora è più facile gestire il rapporto con Sebastian: io solo il figlio di … E non anche chi paga gli stipendi, chi porta le buste paga, la persona con cui lamentarsi. Insieme gestiamo le cose di papà, i suoi ritmi, le sue cure. Lui è un professionista serio mi consiglia e mi aiuta anche nella gestione di miei comportamenti verso la sua malattia. Poi, per tutto il resto, ci pensa la cooperativa. Come dire: a casa mia lavorano in due. Sebastian con papà, la cooperativa con lui e con noi della famiglia. Ci sentiamo coccolati quasi.

Assistenza Domiciliare Alzheimer? Tutto rose e fiori? Macché: problemi ce ne sono sempre ma vuoi mettere che a risolverli non sei mai lasciato da solo?

Fare da soli non conviene sempre. In questo caso, in questa delicatissima situazione in cui ci va di mezzo la salute dei propri genitori, non conviene per niente. Io ho commesso un errore. Voi, se volete un consiglio non fatelo: fatevi aiutare.
Mario

Ps. Ora papà ogni tanto si scorda di chiamarmi.

Mansioni assistente domiciliare. “Mica sono Mary Poppins”.

Mansioni assistente domiciliare. “Mica sono Mary Poppins”.

MANSIONI ASSISTENTE DOMICILIARE

Le mansioni che un’ assistente domiciliare deve svolgere

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MA MICA SONO MARY POPPINS?

 

“In famiglia sono in cinque e io non ce la faccio più”

Tra i tanti lavori possibili, quello di badante convivente è uno dei lavori più vari e complicati. Specie nella determinazione dei compiti che un’assistente domiciliare deve svolgere.

La badante convivente prende letteralmente in mano la nostra casa e la cura dei nostri cari dal momento in cui si insedia ma questo non significa che, con lei, abbiamo trovato il genio della lampada o Mary Poppins: i maghi e le loro formule, esistono solo nelle favole.

Questa è una storia-tipo che, accidentalmente, è capitata ad una nostra collaboratrice che chiameremo Nadia ma è molto più diffusa di quanto si immagini ed è anche una delle cause di maggiore attrito tra la famiglia e le badanti.

Ma quanti siete?

Nadia ci chiama in Cooperativa per farci presente una situazione davvero pesante: l’assistita (che chiameremo Signora Maria, nome di fantasia ovviamente) è una persona squisita.

86 anni, allettata, soffre di artrite reumatoide ed avrebbe tutte le ragioni del mondo di essere poco tollerante. Invece è sempre serena e tratta Nadia con grande rispetto. Il marito è un bravo vecchietto di 90 anni, ha i suoi acciacchi ma cerca più di essere utile che di essere aiutato.

Il problema sono i loro tre figli grandi: 54, 51 e 39 anni. Tutti maschi, tutti scapoli. E tutti convinti di aver trovato in Nadia una specie di robot in grado di fare di tutto, a ogni ora, senza stancarsi mai.

Ancora una volta ci vengono in aiuto i contratti: Il CCNL nel caso in cui abbiate assunto da soli la vostra collaboratrice, quello di servizio, ad esempio il nostro, se vi siete rivolti ad una struttura.

 

I patti e i contratti

Il Contratto Collettivo Nazionale del lavoro Domestico (quello applicato dalle famiglie) descrive all’articolo “10-Inquadramento dei lavoratori” quelle che sono le mansioni di un’assistente domiciliare.

Ora, indipendentemente dal fatto che si tratti di persona Autosufficiente o Non autosufficiente, i compiti sono i seguenti:

Svolge mansioni di assistenza a persone autosufficienti/non autosufficienti, ivi comprese, se richieste, le attività connesse alle esigenze del vitto e della pulizia della casa ove vivono gli assistiti.

In altri e più chiari termini (ed è così ad esempio che noi esplicitiamo questi compiti nel nostro Contratto con le famiglie) è compito della Badante assistere la persona, tenere in ordine e pulita la casa con particolare riguardo agli ambienti in cui si svolge l’assistenza.

Più sinteticamente: primo dovere occuparsi dell’assistito/a. Poi dei luoghi ove questi vivono. Poi tenere in ordine la casa ed occuparsi del vitto. Sembra semplice ma non lo è.
E torniamo alla nostra Nadia.

Aiuto!

Dicevamo, Nadia ci chiama e ci chiede aiuto, Non ce la fa più.
I tre “ragazzi” come li chiama la loro mamma, sono davvero pesanti. Ognuno con i suoi orari, ognuno con le sue esigenze, ognuno con le sue necessità e ognuno con le sue pretese. Camice da stirare e poi le cose del calcetto e poi la cena con gli amici e poi i compleanni delle fidanzate da festeggiare in 18 tutti a casa, e poi le stanze (sono due) sempre in disordine come fossero flagellate da un uragano al giorno e poi e poi e poi.
Nadia vuole andar via. Non per i due anziani che, anzi, sono proprio la ragione della sua “resistenza” (si è affezionata…) ma con i ragazzi non ce la fa più.

Cosa succede?

Il contratto parla chiaro: si assiste la persona e si tiene in ordine la casa. Non è davvero previsto che la badante convivente si occupi di tutti, a tutte le ore, tutti i giorni.

È chiaro, se le nostre mamme o i nostri papà hanno la fortuna di avere ancora accanto a loro il compagno/a della loro vita, la badante sarà in grado di essere utile anche a lui/lei. Se prepara i pasti, lo fa per tutti: se fa la spesa, la fa per tutti. Una casa in ordine è una casa in cui vivono meglio tutti.

Ma ciò non vuol dire che è la badante di tutti. Forse, risolto il problema principale che è sempre “e ora chi si occupa di mamma?” grazie alla badante convivente, ci si dimentica presto che quello è il suo compito principale e si comincia ad immaginarla come una vera e proprio super woman (o superman in caso di badante uomo) che non dorme mai, non si stanca mai, non si riposa mai.
Ma come può una persona che non si riposa mai essere poi efficiente e paziente con la nostra mamma o con il nostro papà?

Che succede se mentre deve lavare con urgenza le divise del calcetto o preparare la cena per i nostri dieci ospiti mamma chiama perché ha bisogno?

Ma non basterebbe il nostro caro vecchio buon senso?
E già… ma non è così. Nonostante i nostri interventi non siamo riusciti a convincere i “ragazzi” che Nadia non era Mari Poppins.
Non siamo riusciti a convincerli che forse, per le loro esigenze, bisognava affidarsi ad un’altra persona, magari con compiti specifici di domestica.

Alla fine, abbiamo dovuto interrompere la collaborazione. Ora Nadia assiste con grande professionalità una signora novantenne ed è la benvoluta da tutta la sua numerosa famiglia (che è presente frequentemente ma con discrezione nella vita della signora. Che controlla che la mamma sia sempre ben accudita, la casa in ordine e pulita, il frigo sempre fornito ma che, se può, dà una mano invece che chiederla).

Che fare dunque?.

Come al solito, la chiarezza paga sempre.
Fin dal primo momento noi come Cooperativa, come professionisti dell’assistenza, mettiamo subito in chiaro quali sono i compiti dell’assistente domiciliare, quali le condizioni per metterla in grado di svolgere bene il suo compito primario che, non dimentichiamocelo mai, è sempre quello di assistere mamma e/o papà.

Gli eventuali familiari conviventi o anche solo molto presenti nella vita dei propri genitori (in molti abitano nello stesso stabile o anche sullo stesso pianerottolo) a loro volta hanno il compito di contribuire a rendere l’assistenza la più efficace e tranquilla possibile. Con la loro presenza rassicurante, con i loro consigli, con il loro esempio.

Se hanno bisogno di aiuto anch’essi, che problema c’è.
Tutto si può ottenere con una richiesta gentile e nessuna assistente domiciliare che sa fare il suo lavoro si rifiuta per principio di essere collaborativa.
Ma tutto dipende dal contesto.
Se la situazione assistenziale è molto pesante, se la mamma/il papà dormono poco, se durante il giorno le attività da fare sono tante e continue (pensate agli stomizzati ad esempio) si può pensare ad organizzare cenette con venti amici tutti i sabati?

Cosa fare dunque?
Essere chiari, esplicitare fin dall’inizio quali sono le reali esigenze legate all’assistenza ed alla routine familiare e, se ci si affida ad una struttura, fidarsi dell’analisi di chi conosce bene questo lavoro. Inutile nascondere la cenere sotto il tappeto (nel nostro caso, un superlavoro spesso non dovuto, richiesto ad una sola persona così si risparmia) tanto o prima o poi, quella cenere esce fuori.

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